

190. Un nuovo programma di vita per le donne.

Da: B. Friedan, La mistica della femminilit, Edizioni di
Comunit, Milano, 1964.


A partire dagli anni Sessanta i movimenti femminili cessarono di
porsi come unico obiettivo l'emancipazione della donna dalle
condizioni di inferiorit giuridica, per avanzare rivendicazioni
che coinvolgevano la societ nella sua globalit. La parit
giuridica, da sola, non era pi considerata sufficiente per il
conseguimento di una vera e completa  liberazione: questa non
poteva fondarsi altro che sulla valorizzazione della donna come
persona, sul riconoscimento della sua specifica identit a tutti i
livelli istituzionali, privati e pubblici, dalla famiglia ai
luoghi di lavoro, allo stato. Si rendeva pertanto necessaria la
rimozione dei condizionamenti, dei modelli prefissati, dei falsi
valori imposti da una societ e da una cultura fondamentalmente
maschilista. Un importante contributo a questo nuovo modo di porre
la questione femminile fu offerto dal libro di Betty Friedan, La
mistica della femminilit, pubblicato negli Stati Uniti nel 1963.
Di tale testo riportiamo qui alcuni passi, nei quali l'autrice,
citando esempi tratti dalla vita comune, delinea un nuovo
programma di vita per le donne, fondato sulla liberazione dagli
stereotipi determinati dalla mistica della femminilit, come
quella della casalinga, della madre sempre presente e della moglie
premurosa.


Affrontare il problema non  risolverlo. Ma quando la donna lo
affronta - come le americane stanno facendo oggi in tutto il
paese, senza troppo aiuto da parte degli esperti - quando si
chiede che cosa voglio fare?, spesso trova la soluzione assai
pi facile di quel che prevedeva.
Delle molte donne con cui ho parlato nei suburbi e nelle citt,
alcune stavano appena cominciando ad affrontare il problema, altre
erano abbastanza vicine a risolverlo, e per altre non era pi un
problema. Una di queste ultime, che aveva ricominciato a dipingere
dopo molto tempo di inattivit, mi ha detto:
Chiss che cosa cercavo di fare della mia vita, prima; forse
cercavo di adeguarmi all'ideale di una pioniera di altri tempi.
Non debbo dimostrare di essere una donna cucendomi i vestiti. Sono
una donna, e sono me stessa, e mi compro i vestiti e mi piacciono.
Non sono pi madre paziente, amorevole, perfetta. Non cambio da
capo a piedi i bambini ogni giorno. Per mi sembra di aver pi
tempo di divertirmi con loro. [...].
Non ho pi bisogno di caricare il mio matrimonio di tante cose,
perch ora  diventato una realt vera. Quando ho cominciato a
prendere coscienza di me stessa ho anche cominciato a diventare
cosciente di mio marito. Prima era come se lui avesse fatto parte
di me, e non fosse stato un essere autonomo e distinto da me. Solo
quando ho smesso di cercare di essere femminile, ho cominciato ad
essere contenta di essere una donna.
Ci sono poi altre donne, che sono coscienti del problema ma
restano ancora incerte sul da farsi. Nell'Ohio una giovane donna
mi ha detto:
Mio marito pensa che la carriera pi importante sia quella di
madre. Io penso che fare la madre sia ancor pi importante di una
carriera. Ma non credo che la maggior parte delle donne siano
esclusivamente madri. Mi piacciono i figli, ma non mi piace
passare tutto i1 mio tempo con loro; non ho la loro et... Ho
sempre desiderato suonare il violino. Quando ero al college, le
ragazze che prendevano sul serio la musica venivano considerate,
ed erano, delle eccentriche. Ma all'improvviso  stato come se una
voce interiore m'avesse detto: ora o mai pi, non ti capiter pi
un'altra occasione. Mi vergogno un po' di fare gli esercizi a
quarant'anni. Mi stancano, mi duole la spalla; ma mi sento fusa
con qualcosa che  pi grande di me. L'universo diventa concreto,
e uno sente di farne parte. Sente di esistere davvero.
Commetterei una cattiva azione se offrissi ad una qualunque di
queste donne una soluzione facile. Non esistono soluzioni facili
nell'America odierna. E' difficile, doloroso e forse anche lungo
trovare una soluzione individuale. Prima di tutto si tratta di
rifiutare recisamente lo stereotipo della casalinga. Ci non
comporta il divorzio, l'abbandono dei figli, la rinuncia alla
casa. La scelta non  tra matrimonio e carriera: questa era la
contrapposizione errata della mistica della femminilit.
Conciliare il matrimonio, la maternit e un'attivit personale
permanente  un problema che richiede un nuovo programma di vita.
Il primo passo verso un tale programma  quello di vedere il
lavoro casalingo nella sua giusta prospettiva: non come una
professione, ma come un compito da assolvere nel modo pi rapido
ed efficiente. Una donna che abbia smesso di caricare le attivit
del cucinare, del lavare, dello stirare, eccetera di significati
superiori,  anche in grado di dire di no alla cucina economica
con gli angoli smussati e ai quattro tipi diversi di sapone; pu
dire di no alle fantasticherie di massa proposte dalle riviste
femminili e dalla televisione; e pu dire di no alla ricerca
motivazionale e ai manipolatori che vogliono incanalare la sua
vita. Allora potr adoperare nel modo giusto l'aspirapolvere, la
lavapiatti e tutti gli altri elettrodomestici, e persino la purea
di patate istantanea, risparmiando tempo che pu essere impiegato
in modo migliore.
Il secondo passo, che forse  il pi difficile per i prodotti di
un'educazione orientata sul sesso,  quello di vedere anche il
matrimonio nella sua giusta prospettiva, eliminando da esso quella
patina di retorica che  stata imposta dalla mistica della
femminilit. Molte donne con cui ho parlato provavano
un'inspiegabile scontentezza nei confronti dei mariti, e una
continua irritazione nei confronti dei figli, finch consideravano
il matrimonio e la maternit come l'approdo definitivo della loro
vita. Ma nel momento in cui cominciavano a impiegare le loro
capacit nel perseguire una propria finalit entro la societ,
sentivano non soltanto una vitalit e una completezza maggiori in
loro stesse, ma un sentimento diverso verso i mariti e i figli.
La moglie d'un avvocato del New England mi disse:
Credevo di essere approdata. Avevo superato l'adolescenza, mi ero
sposata, avevo avuto un figlio ed ero contenta del mio matrimonio.
Ma mi sentivo molto sconsolata, proprio perch ritenevo che questa
situazione fosse un approdo. Una settimana mi dedicavo a
tappezzare, la settimana successiva tentavo di dipingere. La mia
casa era immacolata. Dedicavo un tempo eccessivo a intrattenere
mio figlio. Lui non aveva bisogno di tanta compagnia adulta. Una
donna adulta, che si metta a giocare con un bambino tutto il
giorno, e che si disperda in cento direzioni per riempire il suo
tempo, perde il buon senso dell'adulto e perde la coscienza di
essere un individuo.
Ora mi sono messa a studiare storia all'universit. Seguo una
materia all'anno. E' un impegno, ma in due anni e mezzo non ho
perso una sola lezione. Tra poco insegner. Sono contenta di
essere moglie e madre, ma mi sono ormai resa conto che quando il
matrimonio diventa l'unico scopo di una vita, diventa anche una
faccenda miserrima e meschina.
Un'ora, un weekend o una settimana lontani dai figli non
costituiscono la risposta al problema senza nome. Quell'ora di
libert della madre, consigliata dagli esperti sull'infanzia e
sulla famiglia e dai medici come antidoto alla stanchezza o al
senso di soffocamento della casalinga, presuppone che la donna sia
solo una casalinga, ora e sempre madre. Una persona che sia
pienamente impegnata nel suo lavoro pu godersi il tempo libero.
Ma le madri con cui ho parlato non ricevevano alcun sollievo da
un'ora di libert; in realt spesso vi rinunciavano con un
qualsiasi pretesto, o perch provavano un senso di colpa o perch
si annoiavano. Una donna che non abbia un suo scopo nella societ,
che non possa consentire a se stessa di pensare al futuro, perch
non sta facendo nulla che le dia una vera identit, continuer a
sentirsi disperata nel presente. Oggi  necessario che anche la
donna molto giovane si veda anzitutto come una persona, non come
una madre che ha del tempo disponibile, e si faccia un progetto di
vita secondo le sue capacit,  prenda un impegno verso la societ
che possa integrarsi con i suoi impegni di moglie e madre.
Una delle mie intervistate, un'esperta di igiene mentale che 
stata per molti anni una semplice casalinga nella sua comunit
suburbana, riassume cos la situazione:
Bussando a queste porte, quante donne troverebbe le cui capacit
vengano davvero utilizzate? Troverebbe che stanno bevendo, o
conversando con altre donne o sorvegliando i giochi dei bambini
perch non sopportano di rimanere sole, o guardando la
televisione, o leggendo un libro. La societ non ha ancora
raggiunto le donne, non ha ancora trovato il modo di utilizzare le
capacit e le energie delle donne fuorch nell'allevamento dei
bambini. Ritengo che negli ultimi quindici anni le donne
fuggissero da se stesse. Le giovani hanno ingoiato questa faccenda
della femminilit perch credono che se tornano alla casa,
cercandovi tutte le loro soddisfazioni, la vita sar pi facile.
Ma non lo . A un certo punto la donna, se fa i conti con se
stessa, deve cercare una sua strada da persona.
Il solo modo in cui la donna, al pari dell'uomo, pu ritrovarsi e
riconoscersi,  quello di svolgere una propria attivit creativa.
Non esiste altro modo. Ma un lavoro, un lavoro qualsiasi, non  la
risposta. In realt una simile soluzione pu essere a sua volta
una trappola. Le donne che non cercano occupazioni all'altezza
delle loro effettive capacit, che non consentono a se stesse di
maturare quegli interessi permanenti che esigono un'istruzione e
una preparazione seria, che si impiegano a venti o a quaranta anni
per dare una mano alla famiglia, o solo per ammazzare il tempo
libero, si stanno avviando, non diversamente da quelle che
rimangono intrappolate nel ruolo di casalinga, verso un futuro
inesistente. [...].
Naturalmente la decisione di prendere un serio impegno
professionale solleva tutta una serie di problemi pratici. Per
questi problemi sembrano insormontabili solo quando una donna 
ancora per met immersa nei falsi dilemmi e nei sensi di colpa
della mistica della femminilit; o quando il suo desiderio di
approdare a qualcosa di pi  solo una fantasticheria, e in
realt  non  disposta a compiere lo sforzo necessario. Pi volte
ho sentito dire che il passo veramente cruciale per le donne 
proprio quello di recarsi all'agenzia di collocamento delle  ex
allieve di college, o di riempire la domanda per ottenere
l'abilitazione all'insegnamento, o di incontrarsi in citt con i
conoscenti che possono essere utili per trovare un impiego. E'
sorprendente osservare quanti ostacoli e razionalizzazioni possa
opporre la mistica della femminilit per impedire ad una donna di
fare quel tragitto o di scrivere quella lettera.
Una delle casalinghe suburbane che ho incontrato era stata un
tempo giornalista, ma era sicura che non avrebbe mai potuto
ottenere di nuovo quel tipo di incarico; era stata lontana dai
giornali per troppo tempo. E naturalmente non poteva lasciare i
figli (i quali a quel tempo erano tutti a scuola durante il
giorno). Invece, quando alla fine decise di fare qualche cosa,
trov un'eccellente sistemazione nel suo campo dopo due sole
puntate in citt. Un'altra donna, un'assistente sociale
specializzata in psicologia, disse che non poteva accettare un
impiego regolare, ma solo incarichi volontari senza scadenze
precise da poter abbandonare quando avesse voluto, perch non
disponeva di una donna per le pulizie. In realt, se avesse
assunto una donna per le pulizie, cosa che le sue vicine facevano
con minor ragione, avrebbe dovuto impegnarsi in quel genere di
lavoro che avrebbe messo veramente alla prova le sue capacit, e
ovviamente aveva paura di affrontare questa prova.
Moltissime casalinghe suburbane si ritraggono dall'attivit
volontaria, dalle arti o dal lavoro proprio nel momento in cui ci
che occorre  un impegno pi serio. La dirigente della Parents and
Teachers Association [Associazione genitori e insegnanti] si
rifiuta di presentarsi candidata per l'elezione al comitato
scolastico cittadino. La dirigente della Lega delle donne
elettrici ha paura di lanciarsi nelle lotte interne del partito
politico che appoggia. Le donne non possono ottenere di svolgere
un ruolo nella sfera delle decisioni politiche, afferma. Non
voglio leccare francobolli. Naturalmente dovrebbe compiere
maggiori sforzi per conquistarsi un ruolo politico di qualche
rilievo nel suo partito contro i pregiudizi e la concorrenza degli
uomini.
Certe donne si impiegano, ma non fanno il necessario progetto di
vita nuova. Ho intervistato due donne intelligenti, le quali si
erano annoiate di fare le casalinghe e avevano assunto incarichi
nello stesso istituto di ricerca. Amavano quel lavoro sempre pi
impegnativo, e vennero rapidamente promosse. Ma avevano superato i
trent'anni, e dopo dieci anni di vita casalinga, guadagnavano
pochissimo denaro. La prima di queste donne, rendendosi
chiaramente conto delle prospettive che quel lavoro riservava,
spendeva praticamente tutto il suo stipendio per una donna delle
pulizie che veniva tre volte la settimana. La seconda, che
riteneva giustificato il suo lavoro solo in quanto contribuiva a
risparmiare in casa, non spendeva neppure un centesimo per farsi
aiutare nelle pulizie. N considerava la possibilit di chiedere
al marito e ai figli di svolgere una parte dei lavori casalinghi,
o di fare pi presto comperando le provviste per telefono e
mandando la biancheria al lavandaio. Lasci il lavoro dopo un
anno, completamente esausta. La prima donna, la quale sopport i
mutamenti e i sacrifici necessari alla sua vita familiare, oggi, a
trentotto anni, ha uno dei posti pi importanti dell'istituto, e
contribuisce consistentemente al bilancio familiare in misura
molto superiore a quanto dovrebbe pagare per i servizi di casa cui
oggi si sottrae. La seconda, dopo due settimane di riposo,
ricominci a provare la vecchia disperazione. Ma si persuase che
il miglior modo per non defraudare il marito e i figli era quello
di trovare un lavoro da svolgere a casa.
Una donna deve dire molto chiaramente di no alla mistica della
femminilit per sopportare la disciplina e lo sforzo che ogni
impegno professionale richiede. Infatti la mistica non  soltanto
una costruzione intellettuale. Moltissima gente ha, o crede di
avere, un interesse costituito nella perpetuazione della
condizione della casalinga. Non si sa quanto occorrer alle
riviste femminili, ai sociologi, agli educatori e agli
psicanalisti per correggere gli errori che perpetuano la mistica
della femminilit, ma  certo che adesso una donna deve fare i
conti con i pregiudizi, gli errati timori e gli ingiustificati
dilemmi di cui si fa portavoce il marito; e di cui si fanno
portavoce gli amici e i vicini, o forse il suo pastore, sacerdote
o rabbino, o l'insegnante dell'asilo del figlio, o il
benintenzionato assistente sociale del centro d'orientamento, o
magari i suoi innocenti figlioletti. Ma la resistenza, da
qualsiasi fonte provenga,  meglio vederla per quello che .
Anche la tradizionale resistenza dell'ortodossia religiosa si
maschera oggi con le tecniche manipolative della psicoterapia. Le
donne cattoliche o ebree osservanti non si liberano facilmente
dall'immagine della casalinga; quest'immagine  incorporata nei
canoni della loro religione, nei precetti della loro infanzia e
dell'infanzia dei loro mariti, e nelle definizioni dogmatiche del
matrimonio e della maternit che d la loro chiesa. La facilit
con cui il dogma pu rivestirsi dei postulati psicologici della
mistica pu essere osservata in questa Proposta di schema per le
discussioni fra coppie di coniugi diramata dal Family Life Bureau
dell'Arcidiocesi di New York. Un gruppo di tre o quattro coppie di
coniugi, dopo qualche prova fatta sotto la guida di un prete-
moderatore, viene istruito a sollevare la domanda: Una moglie
che lavori pu essere una sfida all'autorit del marito?:
Le coppie fidanzate sono convinte, nella loro grande maggioranza,
che non ci sia nulla di straordinario o di male nel fatto che
anche la moglie lavori. [...] Non polemizzate. Date suggerimenti
piuttosto che imporvi dogmaticamente. [...] Le coppie del gruppo
dovrebbero far notare che la sposa che  felice di svolgere un
lavoro che la impegna dalle 9 alle 17 deve tener presenti le
seguenti considerazioni:
a. Pu darsi che essa stia minando in maniera impalpabile la
convinzione del marito di essere il capo di casa e colui che
mantiene la famiglia. Il mondo economico concorrenziale pu
inculcare nella sposa lavoratrice atteggiamenti e abitudini che le
rendono disagevole adattarsi alla guida del marito. [...].
c. Alla fine della giornata di lavoro, essa presenta al marito una
mente e un corpo stanchi proprio nel momento in cui lui pregusta
l'allegro incoraggiamento e il fresco entusiasmo della sposa.
[...].
d. Per alcune spose la tensione richiesta dalla necessit di
sdoppiarsi, come donna d'affari e come casalinga a mezzo tempo,
pu essere uno dei fattori che contribuiscono alla sterilit.
